Ogni madre dopo il parto continua ad avere dentro di sè una parte del suo figlio

 

La gravidanza rappresenta un fenomeno fisiologico unico in natura, consistente nella simbiosi tra individui parzialmente diversi o semi-allo-genici; il feto infatti porta un corredo genetico per metà di derivazione paterna.

Secondo le ricerche, non solo i feti condividono delle cellule con la madre ma viceversa. Questo vuol dire che il flusso di sangue di una donna incinta contiene non solo le sue proprie cellule, ma un piccolo numero di quelle di suo figlio. Inoltre alcune di esse rimangono nei suoi organi interni anche dopo che il bambino è nato.

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I ricercatori sospettano che le cellule fetali nel sangue materno aiutano il suo sistema immunitario a tollerare e non “attaccare” il feto (tolleranza immunologica).

 Nelle prime settimane di gravidanza il corpo potrebbe percepire l'embrione come un corpo estraneo e rifiutarlo provocando un aborto. Grazie ai meccanismi di tolleranza immunologica, si permette l'impianto dell'embrione e il suo sviluppo durante tutta la gestazione.

 Ad esempio, le cellule fetali sono state trovate in siti tumorali di madri, ma non si sa se le cellule stanno contribuendo a distruggere il tumore o di accelerarne la sua crescita (Society for the Study of Reproduction, 2012).

 Altri studi come quelli dell’ università di Navarra spiegano che alcune di queste cellule si possono concentrare in alcuni organi come il cuore, essendo capaci di ripararlo da malattie cardiache.

 Comprendere l'origine e l'identità di queste cellule è fondamentale per capire i potenziali effetti sulla salute a lungo termine di una madre.

 

Bibliografia

Society for the Study of Reproduction.Three types of fetal cells can migrate into maternal organs during.

 

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