L’evoluzione biologica della nascite


Possiamo dire che la nascita di noi esseri umani segua un modello unico tra i mammiferi. Questo perché il nostro corpo ha subito dei cambiamenti rispetto agli altri placentati. Il principale cambiamento è stato il bipedismo (camminare in posizione eretta). Anche se molte specie di primati e orsi adottano un'andatura bipede per raggiungere il cibo, esplorare il loro ambiente, lottare o copulare, lo fanno solo per brevi momenti.

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I mammiferi umani hanno cominciato a camminare con due gambe (BBC mundo, 2007) per varie ragioni, tra cui: proteggere il territorio (sollevare la testa permette una maggiore campo visivo con una migliore individuazione dei pericoli lontani), trovare più agevolmente il cibo, stabilire un contatto sociale, facilitare l’accoppiamento ma soprattutto per un risparmio di energia (l’ energia nei processi di sopravvivenza è fondamentale, tuttavia l’energia è una risorsa che può esaurirsi).
Il bipedismo ha causato una ristrutturazione radicale della nostra anatomia come l’ingrandimento degli arti inferiori, uno sviluppo notevole dei muscoli e pelvi più strette, il che ha portato le donne ad avere un canale di parto più stretto.

Cambia non solo il corpo, ma anche il cervello

Parallelamente alle modifiche anatomiche, il cervello comincia a espandersi. Questo ha fatto sì che un altro evento evolutivo si verificasse nelle nuove generazioni: le ossa del cranio dei nascituri diventarono più molli per adattarsi al canale di parto al momento della nascita, dando origine alle cosiddette fontanelle del neonato.

Negli esseri umani, la fontanella anteriore rimane aperta per i primi anni di vita, consentendo il massiccio aumento delle dimensioni del cervello (encefalizzazione), che si verifica in gran parte durante la prima infanzia. L'apertura diventa poi gradualmente più piccola e si chiude completamente verso i due anni di età circa. Invece, in altri mammiferi come Io scimpanzé, la crescita del cervello si verifica soprattutto nel grembo materno, e la fontanella anteriore si chiude al momento della nascita (The Guardian,2012).


Secondo alcuni studiosi, il bipedismo ha reso le nascite un evento più complicato del resto dei mammiferi. Mentre la regola generale è che il cucciolo nasca con il volto verso la madre, negli esseri umani è tutto il contrario.

In alcuni primati l'orientamento del volto in avanti è estremamente utile per la madre e il figlio, perché la madre è in grado di aiutare il figlio ad uscire dal canale del parto, prendendolo tra le sue braccia; oppure il cucciolo a sua volta si può afferrare al corpo della madre per tirarsi fuori. Dopo di che, la madre pulisce il canale respiratorio del cucciolo il che gli permetterà di respirare.

Negli esseri umani, il fatto che il bimbo nasca guardando al contrario ed abbia una testa e delle spalle più grandi del canale del parto, ha costretto quest’ultimo a fare una serie di giramenti per “ farsi strada” dentro il canale e poter nascere; e allo stesso tempo ha fatto sì che le mamme durante il parto abbiano bisogno di aiuto da parte di altri umani.

Assistenza durante la nascita

Un altro fattore che ha contribuito al bisogno di aiuto durante il parto, è stato il dolore. Infatti, rispetto ad altre mamme mammifere, le mamme umane sperimentano un travaglio più lungo e doloroso. Gli studi del ricercatore Leah Albers dell’ Università di New Mexico su più di 2.500 nascite dimostrano come in media il travaglio delle mamme che partoriscono per la prima volta può durare in media anche nove ore, ben più delle due ore che invece servono in media ad una scimmia (Shipman,2013).

 

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