Psicomotricità e l'intelligenza nei bambini

 

L’importanza dello sviluppo motorio e cognitivo è stata già ampiamente sottolineata in passato dagli studiosi di psicologia dell’età evolutiva.

 

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La motricità globale nei bambini, comprende movimenti corporei generali come correre, arrampicarsi, lanciare oggetti (Berger, 2007). 

La motricità fine invece comprende i piccoli movimenti del corpo, soprattutto quelli di mani e dita (Berger, 2007). Per esempio, allacciarsi le scarpe, versare acqua nel bicchiere, prendere un colore, mettersi i calzini, abbottonarsi il grembiule ecc... sono tutti esempi di motricità fine.

La psicomotricità è una disciplina che considera le relazioni esistenti in ogni essere umano tra attività psichica e motoria. Questo genere di relazione ha degli effetti importanti sul rendimento scolastico, l’intelligenza, l’adattamento e l’affettività del bimbo.

 

Secondo gli studiosi l’attività motoria potrebbe essere il punto di partenza dello sviluppo dell’intelligenza, poiché nei primi anni di vita il bimbo conosce il mondo prevalentemente attraverso l’attività senso-motoria.

Tra i 2 e i 3 anni, il bimbo dimostra maggiori abilità motorie: cammina già in modo stabile e riesce persino a correre e saltare. Tuttavia, il fatto che i bimbi di quell’età oggi giochino meno, guardino sempre più la TV e non dedichino sufficiente tempo a manipolare ed esplorare diversi oggetti può rappresentare una grave carenza nel loro sviluppo mentale (oltre che motorio).


 

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