Lettura e scrittura

L’importanza di imparare a leggere nei primi tre anni di vita


Una delle domande che mi vengono rivolte più spesso durante i seminari di stimolazione infantile è:

“Liliana, perché suggerisci che mio figlio impari a leggere prima dei tre anni?”
Personalmente credo che insegnare la lettura al proprio bimbo sia una delle esperienze più belle per un genitore.

E questo per una serie di ragioni:

 
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1. Facilità di apprendimento.


Diversi studi scientifici – come quelli realizzati dall’Istituto per lo Sviluppo del Potenziale Umano di Philadelphia (USA) – hanno chiaramente dimostrato che è molto più facile per un bimbo di due anni imparare a leggere di quanto lo sia per un bimbo in età scolare.
Il periodo che va dalla nascita ai tre anni è cruciale per il futuro sviluppo intellettivo del bimbo.

E’ proprio durante questi anni che si apre la cosiddetta finestra critica dell’apprendimento linguistico, cioè il momento in cui il bimbo impara di più, meglio e senza nessuno sforzo una lingua.

E’ pertanto necessario soddisfare quanto più possiamo l’incredibile sete di conoscenza che nutre il bimbo, soprattutto in termini di linguaggio, sia orale sia scritto.

In nessuna fase successiva della sua vita il bimbo potrà raggiungere un potenziale di apprendimento maggiore di quello presente nei suoi primi tre anni di vita.

Come scrive Piero Angela: 


“Il cervello del bambino è come una scacchiera. All’inizio qualunque partita è teoricamente possibile, qualunque mossa brillante è ipotizzabile. Poi, quando si cominciano a muovere i pezzi, le combinazioni iniziali via via diminuiscono ed il gioco comincia a strutturarsi in un certo modo.

Se le mosse iniziali sono appropriate e l’impianto del gioco è ben sviluppato, la partita è ben avviata; ma se le mosse iniziali sono sbagliate sarà estremamente difficile risollevare le sorti del gioco. Lo svantaggio dovuto a una cattiva impostazione sarà difficilmente recuperabile.

Nel cervello del bambino avviene qualcosa di analogo. Durante i primi anni, le “mosse” sono quelle fatte dai genitori, dalla madre in particolare, che è la prima maestra vera. Solo al momento dell’ingresso nella scuola, il cervello verrà consegnato all’insegnante, il quale si troverà d fronte a una partita già molto avanzata, con una disposizione di pezzi che finirà per determinare in buona parte il futuro andamento del gioco.

Certo, nulla è mai perso e nulla e mai vinto.
Però in pratica diventerà sempre più difficile cambiare le sorti della partita e recuperare il terreno perduto”.

Questo significa in pratica che la mente del bimbo “nasce” nei primi anni di vita e che questi lasceranno una marchio indelebile sul suo futuro.

2. Centralità della lettura nell’acquisizione del sapere.

Le tre aree più importanti in cui si manifesta l’intelligenza umana sono: la lettura, la conoscenza generale e la matematica.

Di queste, la lettura è la più importante, perché senza di essa nessun’ altra conoscenza è possibile.

Diverse ricerche hanno dimostrato che un gran numero di adulti dotati di intelligenza superiore alla media erano già in grado di leggere ben prima di frequentare la scuola.

Se non si è in grado di leggere (o si legge poco e male), non si potrà nutrire davvero la propria intelligenza.

Limitate capacità di lettura implicano limitate capacità linguistiche e quindi di espressione del proprio pensiero.

Come diceva il filosofo Wittgenstein:

“I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”.

Non si possono infatti avere pensieri più raffinati del linguaggio che usiamo per esprimerli.

3. Trasmissione della curiosità per il sapere.

Insegnare la lettura al proprio bimbo non significa solo insegnargli a riconoscere alcune parole e frasi, ma gli manda un messaggio ben più profondo, e cioè che imparare è un piacere ed una meravigliosa avventura.

La lettura spalanca al bimbo un tesoro inestimabile di conoscenze che gli uomini di ogni parte della Terra si sono trasmessi di generazione in generazione.

Giova ricordare a questo proposito un bellissimo passaggio tratto dall’opera “Libri” di Ralph Waldo Emerson:

Considerate quel che avete nella più piccola biblioteca scelta. Una compagnia dei più saggi e arguti uomini che si potrebbero andare a pescare da tutti i paesi civili in mille anni, e che han messo nell’ordine migliore i risultati delle loro esperienze e della loro saggezza.

Quegli uomini, di per sé, erano nascosti e inaccessibili, solitari, insofferenti alle interruzioni, circondati da recinti di etichetta; ma il pensiero che essi non svelarono al loro più intimo amico è scritto qui in parole chiare e trasparenti a noi, stranieri di un’altra epoca”.

Insegnare la lettura ad un bimbo significa aprirgli letteralmente le porte dorate della conoscenza, rendendolo tra l’altro “a prova di scuola”.

Con quest’espressione voglio dire che, imparando a leggere in età pre-scolare, il bimbo potrà sviluppare un amore per la conoscenza che non lo abbandonerà mai, anche se dovesse incontrare a scuola degli insegnanti che svolgono il proprio lavoro senza passione.

Tuo figlio infatti leggerà per suo proprio piacere, scoprirà tesori di saggezza e si auto-formerà acquisendo conoscenze che vanno ben oltre quelle previste dal sistema scolastico.

Ed in un mondo del lavoro sempre più competitivo, la capacità di auto-formarsi per tutta la vita acquista un valore sempre maggiore.


4. Creazione di un tempo di condivisione tra genitori e figli.

Vedere il sorriso di un bimbo che scopre qualcosa di nuovo è senza dubbio una delle esperienze più belle che possa vivere un genitore.
Condividere con un bimbo il piacere della scoperta rafforza notevolmente il legame genitori-figli e rende anche il bimbo meno irrequieto, visto che stiamo soddisfacendo il suo desiderio più grande quello della conoscenza.
E quale avventura più bella esiste nel campo del sapere se non quella di leggere un libro?

5. Piacere provato dai bimbi nel leggere.

A patto che il bimbo sia nella giusta disposizione d’animo, ha un gran piacere nell’apprendere la lettura.
Tanto è vero che già lo fa, sia pure inconsapevolmente, quando gli capita di vedere in televisione degli spot pubblicitari con delle parole grandi e dalla pronuncia ben scandita.
In questi casi di “lettura spontanea” o “inconsapevole” il bimbo impara ad associare un insieme di simboli grafici a dei suoni e se, ad un certo punto, gli chiedessimo cosa c’è scritto in TV (dopo aver tolto l’audio) il bimbo ci darebbe la risposta giusta.

La domanda da porci allora è: se il mio bimbo legge già, voglio che legga spot pubblicitari o piuttosto dei libri adatti a lui?

Credo che tutti noi genitori siamo d’accordo sulla risposta…

 

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